Eremo di San Giovanni, 2012 - foto Ludovico Centola

Eremo di San Giovanni, 2012 – foto Ludovico Centola

Conosciamo questo eremo grazie a queste righe trovate nel manoscritto:
“Nella valle di Stignano ci sono sagri e divoti romitori de’ romiti francescani della Santissima Madonna Madre di Dio detta di Stignano nel territorio e foresta della terra di Castel Pagano. Ettore nel suo peregrinare andò alla Sacra basilica di San Michele al Gargano e su quelle balze incontro santi eremiti. Non entrò in questo sagro eremo di San Giovanni nella valle di Stignano per impararvi i principii della vita spirituale di già addottrinato, e ben fondato, ma per avanzarsi in essa… (…) che però fabbricò questo romitorio di San Giovanni attaccato alla povera chiesuccia del romito, per fare ivi vita eremitica con quel romitello, fra Sebastiano… (…). Il luogo grande fu fatto à lato della Chiesa di Santo Agostino nella parte di Levante sotto il monte detto di S. Angelo, fu edificato molto poveramente stretto, e basso fu fatto à piede piano, povero, ma à lamia anco le celle, non si ha possuto trovare altra scrittura Dopo alcun’anni che corre l’anno di nostra salute 1564, si fabbrica la Chiesa nuova di questo Luogo alla parte di Ponente, che guarda alla piana, e questo trasporto si finì in pochi anni per la gran divozione delle genti, in particolare ancora dimoravano vicini à questo Sacro Romitorio persone affezionatissime. Nella piana borgesi, e ricchi di grand’armenti, che ci tenevano li boi con gualani per portar la mura e oltre le limosine ordinarie, mandavano ogni mese due mule cariche di robba per l’Operari. Come si dice di sopra che si fece il trasporto delle pietre etc. si fecero anche l’officina più grandetta. Il refettorio era dove hoggi è la Comunità, sino a meza stanza del fuoco. L’entrata era allo spico dello iazzo. Fra Ettore, fatta la prova presso S. Agostino, ricevuta la patente dal padre guardiano visse santamente presso San Giovanni.”

Attualmente non sappiamo precisamente quale sia questa struttura, però è ipotizzabile che sia l’eremo più vicino al convento di Stignano, quello vicino la cava. La tradizione locale vuole che questo eremo vicino la cava sia il luogo dove è apparsa la Madonna di Stignano al cieco Leonardo di Falco. La struttura nel corso dei secoli ha subito rimaneggiamenti, come visibile da alcune foto, mentre sono tutt’ora riscontrabili segni tangibile della sua funzione di eremo negli interni dei locali, dove sono presenti anche delle nicchie.

Oltre alla citazione del Fraccracreta, il maestro A.Guida (il precursore di questi studi a San Marco in Lamis) su una sua pubblicazione descrive una struttura che i cartografi del ‘700 e ‘800 localizzano in quel luogo, anche se lui ritiene più opportuno identificarla con la Cappella di San Marco che trovate descritta di seguito.

Riporto queste righe per dovere di cronaca, perchè personalmente in questi anni di ricerche non ho mai sentito alcun pastore della zona parlare di questa costruzione e tantomento ho ritrovato alcun riferimento cartografico che citi questo nome nella zona. Non potendo dir nulla in merito perchè non posseggo alcun documento ritrascrivo quello che il maestro A.Guida scrive nella sua pubblicazione:
“Ai piedi dell’altura della Trinità, nei pressi di un’annosa quercia v’è una chiesuola, addossata ad altra fabbrica, con cisterna antistante di recente rinnovata. Il piccolo oratorio presenta le medesime caratteristiche delle aulette cultuali già incontrate: volta a botte caratterizzata dalla presenza di unghie contrapposte simmetricamente sulle pareti laterali. Il vano adibito a residenza conserva un bel comignolo. Il caseggiato affianca una più antica cappella seminterrata in pietra a vista. L’arco che caratterizza l’ampio adito è a sesto ribassato. A destra dell’ingresso si vede bene un incavo semicircolare, una piccola nicchia che custodiva oggetti liturgici o qualche effigie. La presenza di una demie-colonne proprio sul limite della piazziuola conferisce al sito particolare sacralità: simili segni distintivi in età romana venivano posti davanti ai tempietti dedicati a divinità protrettici dei viandanti. E’ difficile dare il giusto nome a questo luogo. Alcuni cartografi del ‘700 e ‘800 qui posizionano l’eremo intestato a S.Giovanni, ma la fabbrica atterrata richiama la cappella di San Marco ricordata dal fraccacreta nel Teatro…” .


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