Eremo dell'Annunziata, 2012 - foto Ludovico Centola

Eremo dell’Annunziata, 2012 – foto Ludovico Centola

E’ situato a nord delle contrade Porcili e Castrate quanto la valle comincia a salire sulle pendici del monte, a circa 500 m inizia il canale che conduce a Castel Pagano. Sono una serie di grotte parzialmente finite di scavate perché la roccia è formata da materiale non molto compatto.
Queste grotte hanno delle nicchiette all’interno e le aperture sono parzialmente ristrette da muri a secco.
Facendo un sopralluogo delle grotte si è trovata una certa rispondenza con la descrizione che Edmondo De Amicis fa delle grotta dei briganti nella sua novella Fortezza. Da l’impressione che chi ha riferito l’avvenimento sia veramente stato in una grotta come quella, troppi i particolari che coincidono sia della grotta che del territorio circostante.
Sicuramente la serie di grotte sarà stata abitata anche da pastori e in queste grotte sono stati trovati tesori di briganti. I briganti usavano molto oro nel loro vestiario e, forse, ne nascosero anche ingenti quantità tenendo conto delle molteplici leggende sui tesori dei briganti. Sono numerose le leggende e le credenze popolari riferite a tesori che i briganti avrebbero nascosto in grotte, in anfratti o in muri delle abitazioni. Il Soccio nel dichiarare lo stato di dissolutezza in cui vivevano i briganti specifica che avevano di già corrotta la pubblica onestà nel popolo basso perché avevano liberato il freno ad ogni dissolutezza con la profusione del danaro, e con la mostra di gioielli, fila di oro, anelli e altre cose preziose. Con l’ostentare gioielli ognuno di essi, sia o no coniugato, aveva la sua particolare Ciprigna, che gareggiava nello sfoggio con quella del suo compagno. Laonde, a vista di tanto oro, lacerossi la benda ad ogni pudore ed onestà; e noi che stiamo tramandando ai posteri in queste pagine tali fatti, per vergogna vorremmo piuttosto tacere che i mariti prostituivano le mogli, i fratelli le sorelle, gli stessi padri, ma soprattutto le stesse madri, vendevano senza ritegno, anzi con millanteria, la innocenza verginale delle ancora impuberi figlie. Da una relazione di polizia del 1862 si ha notizia del ritrovamento di una pignata con oggetti di oro e di metallo vario che era appartenuto a qualche banda di briganti che avevano razziato questi preziosi nelle loro scorribande. Nel fare la perlustrazione nelle grotte alli piedi del Monte Castello si è rinvenuto in uno di questi ricoveri ai Porcili: Dieci cartoni di polvere, due borse in pelle con camicie e calze pulite, e in una pignata una quantità enorme di oggetti di oro e di metallo vario che è stata consegnata al Capitano. Ha provveduto a chiamare coloro che avevano fatto denuncia di furto e sono stati restituiti solo alcuni dei oggetti. Gli altri sono ancora nelle mani del Capitano. Ma anche in altre occasioni si ha il ritrovamento di bottino in oggetti d’oro che i briganti avevano con se.Presso il romitoricchio dell’Annunziata visse quarant’anni la romita Alberto. Fra Guglielmo, prefetto degli eremiti, andò a fargli visita e rabbrividì vedendo l’orribile condizione in cui fra Alberto aveva vissuto tutti quegli anni in quelle grotte e si stupì di come avesse fatto a sopravvivere così a lungo in quelle condizioni. Dopo la festa del 15 agosto 1676 gli altri eremiti non vedendo fra Alberto andare alla consueta Messa della domenica andarono al romitoricchio dell’Annunziata e trovarono fra Alberto con la croce fra le braccia ed il libro delle orazioni aperto sulle mani, lo sguardo levato al cielo come in estasi in tale atteggiamento un coro d’Angeli suonava e si rese palese il sereno transito dell’anima dolcissima di fra Alberto che dal gracile corpo volò tra le braccia di Dio. Nel portarlo all’eremo di Sant’Agostino per la sepoltura si accorsero che quel romito che chiamavano fra Alberto non era un maschio ma una femmina e che aveva celato le sue vere sembianze per poter vivere senza differenza tra maschio e femmina solo al cospetto di Dio. La letteratura e l’agiografia è ricca di donne che nell’antichità, pur di vivere da eremite o in monasteri o cenobi, si travestivano da maschi.

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