Eremo della Trinità, 2007 - foto Ludovico Centola

Eremo della Trinità – Comuni di S. Marco in Lamis & S. Nicandro G.co , 2007 – foto Ludovico Centola

I primi studi sulla struttura sono stati realizzati negli anni ’80 dal maestro Antonio Guida, allora presidente dell’archeoclub di San Marco il Lamis. Fino ad oggi è stato l’unico che ha scritto e pubblicato qualcosa di concreto su questa struttura.

Nel 2007, grazie alla collaborazione di Angelo Gualano abbiamo cercato di condurre degli studi più approfonditi sulla struttura realizzando anche dei rilievi.

Forse è nel Gargano uno degli eremi più caratteristici e complesso da studiare. E’ posto a 575 mt s.l.m. su un pianoro che come una balconata sovrasta la  valle di Stignano. Se non si conosce bene la strada, l’accesso risulta impervio a causa della fitta vegetazione e dei pendii scoscesi. Una particolarità è l’appartenenza ai comuni di San Marco in Lamis e Sannicandro Garganico, tanto che sul catasto la linea di confine divide a metà la struttura. Questo fa pensare che, un tempo, la costruzione di determinate strutture in determinati luoghi “cardine” potesse essere incentivata dalle abbazie o dai signori feudali, per meglio marcare il territorio essendo questa una zona di confine tra il feudo di Castelpagano e l’abbazia di San Giovanni de Lama.

Incisioni ritrovate nell’eremo

A supportare questa ipotesi vi è Padre Giuseppe Campanozzi (1754-1810), il quale riporta che in un documento del sig. Fiscale si legge che i signori di Castelpagano avevano diritto a “due partes locus de Trinità” mentre la terza parte spettava ai diritti dell’Abate di San Giovanni de Lama.

La scelta del luogo forse non fu un caso in quanto da questa altura si scorge benissimo sia il convento di San Matteo che quello di Stignano, Volta Pianezza, Castelpagano e tutta la valle della Cisternola con il convento di Sant’Agostino. Questa cosa va presa in considerazione dato che la comunicazione veniva effettuata a vista, proprio come quella delle torri costiere.

L’epoca di costruzione di questo eremo è incerta a causa della mancanza di documenti che ne attestino l’esistenza prima del 1300. Da una accurata analisi della struttura si deduce che molto probabilmente è precedente a questa data, anche se nel corso dei secoli vi sono stati numerosi lavori di recupero e di allargamento della struttura originale.

La cisterna con impluvio

La struttura architettonica è diversa da tutti gli altri eremi della valle di Stignano, come se avesse subito influenze diverse. E’ ipotizzabile dunque la presenza di eremiti provenienti da luoghi inconsueti. Due indizi particolari sono:

  • La cisterna addossata alle mura esterne in epoca successiva e costruita in modo particolare, ovvero ad impluvio con lastre di pietra che convogliano l’acqua nella cisterna che non è stata scavata, ma eretta. E’ l’unica nel suo genere in tutta la valle di Stignano.
  • E’ attestata in questo eremo la presenza di un eremita spagnolo, tale fra Giovanni Battista Caneney, che “con l’elemosina che egli riceveva da persone divote fece abbellire e compiere la sua chiesuola; innalzò un nuovo luogo accanto”.
    Morì il 16 Gennaio 1708 ed il suo corpo trasportato ed inumato nell’Eremo di Sant’Agostino (Registro dei morti, Chiesa Collegiata). Dopo la sua morte fu realizzato un dipinto ad olio su tela come testimoniato nel manoscritto: “E trovasi nella sacrestia del Convento di Santa Maria di Stignano. Su questo ritratto leggesi la seguente iscrizione: “La vera effigie del Romito di Trinità, morto in concetto di santo, chiamato Fra Giovanni Battista Caneney dalli paesi della Hispania.”

    Atto di morte dell'eremita spagnolo Giovanni Battista Caneney sepolto nell'eremo di Sant'Agostino - registro dei morti chiesa Collegiata, anno 1708

    Atto di morte dell’eremita spagnolo Giovanni Battista Caneney sepolto nell’eremo di Sant’Agostino – registro dei morti chiesa Collegiata, anno 1708

Se poi si osservano gli interni si possono notare delle zone con rifacimenti e discontinuità nelle mura che ad un tratto non sono più tenute da un collante ma diventano mura a secco. Sarebbe assurdo escludere l’ipotesi anche azzardata che prima potesse esserci una qualche edificazione pagana come ce ne furono tante nella zona, ma questo lo si può affermare solo con uno scavo.

Troviamo questa costruzione su numerose cartine e mappe antiche e ne parlano numerosi scrittori locali dei secoli scorsi. Quello che posso affermare con certezza è che tra tutti gli eremi che vanno dalle valli di Castelpagano sino a Stignano questo doveva essere il più grande e importante. Questo perchè la struttura è molto più grande di tutti gli altri eremi ritrovati, e una documentazione cartacea, anche se scarna, esiste.

Antica mappa che riporta alcuni Eremi della Valle di Stignano - Archivio di Stato di Foggia

L’Eremo della Trinità riportato in un’ antica mappa – Archivio di Stato di Foggia

Sappiamo per certo che questo eremo dipendeva dal convento di Sant’Agostino che a sua volta dipendeva dal Padre Guardiano del convento di Stignano.  Fu fu abitato da diversi eremiti di cui conosciamo la storia grazie ad un manoscritto ritrovato nelle antiche cellette del Santuario di Stignano. Riportiamo di seguito uno stralcio:

“Il Rev. Padre Guardiano del Convento degli Osservanti di San Francesco di Santa Maria di Stignano deve esercitare la sua autorità ecclesiastica sopra la chiesa di S. Agostino e eremi annessi, e Eremiti ivi dimoranti ne possono pretendere li SS.ri Caconici in contrario per quello che segue:

  1. Perché la chiesa di S.Agostino è filiale del Convento di Stignano con le sue cappelle e eremi come consta dalle antiche costumanze.
  2. Perché comun filiale del Convento di Santa Maria di Stignano vengon dalla medesima mantenute di tutto il bisogno, e riconosciuta dal Fiscale che le dichiara ecclesiastiche fratesche non altrimenti laicale.
  3. Perché sono state riconosciute e visitate per secoli intieri dalli Rev. Padri Guardiani del Convento di Santa Maria di Stignano con autorità assoluta comandando e facendo eseguire per il riparamento e restaurazione e decoro di quelle dalli eremiti terziari.
  4. Perché appar sopra le muraglie delle stesse il titolo della consacrazione onde non può soggiacere al laico.
  5. Perché S E il Sig. Vescovo nelli bisogni di essi eremi ha sempre ricorso al Rev. P. Guardiano e ha riconosciuto il medesimo per solo superiore nella spiritualità, come risulta dalle carte.
  6. Le patenti alli eremiti vengano consegnate dal Rev.do P. Guardiano che impone la penitenza, il cordiglio e la pazienza”

Anche in un documento dell’archivio di stato viene citato l’eremo della Trinità:

Archivio di Stato di Foggia atti di polizia serie I, fascio 116 fascicolo 1329,
Tenimento di Apricena eremita a Sant’Onofrio detto all’Annunziata detto alla Trinità detto a Santa Maria
Tenimento di Rignano eremita a Madonna di Cristo
Tenimento di San Marco in Lamis eremita nella valle detta eremita a Formicoso
Tenimento di Monte Sant’Angelo eremita a Pulsanodetto a S. Raffaele
Tenimento di Vieste eremita a Merino detto a S. Tecla
Tenimento di S. Nicandro eremita a S. Maria detto a S. Giuseppe
Tenimento di Cagnano eremita a S. Michele
Tenimento di Manfredonia eremita a S. Andrea detto a Madonna di Cristo detto a S. Giuseppe”

Oramai questa struttura è abbandonata alle sorti del tempo e della natura che lentamente fa perdere ogni traccia di questi reperti che testimoniano la antica tradizione cristiana dei romitaggi sul Gargano.


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Giovanni Battista Caneney nell'eremo della Trinità
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Vite di eremiti solitari nel Gargano occidentale
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