Fra que’ boschi con Cappelle, quadri, orti, cisternole furono i Romitaggi diruti della Trinità, di S. Onofrio, S.Agostino, S.Giovanni, della Maddalena, Nunziata, S.Giuseppe, S.Stefano, della Pietà con due Romiti in tempo dele detto apprezzo, e del Salvatore. Molti in detto Convento godono la solitudine,  come il detto Barone, e Monsig. Mancini che vi morì, e fu umato in detta Matrice di San Marco sua patria a destra dell’altare dell Ss. o della Concezione, a sinistra di quel del Carmine con quest’epitafio: D.O.M. – PETRO MANCINO MINERVIENSIM EPISCOPO- OMNI VIRTUTUM GENERE- PROLIXA PRAESERTIM IN PAVPERES LIBERALITATE- CLARISSIMO – VIXIT ANNOS LXXXII. M.VIII. D.X. – JUSTINIANUS FRATER M.P. – OBIIT POSTRIDIE IDUS JUNII ANN. MDCCCV.

Antica mappa che riporta alcuni Eremi della Valle di Stignano - Archivio di Stato di Foggia

Antica mappa che riporta alcuni Eremi della Valle di Stignano – Archivio di Stato di Foggia

Cosi scrisse Matteo Fraccracreta nel 1783 nel suo “Teatro topografico storico poetico della Capitanata e degli altri luoghi più memorabili e limitrofi della Puglia”, vol II. quando parlava della Valle di Stignano. Questa è la prova che fino a tre secoli fa ancora esisteva l’usanza dei romitaggi nella zona, e che gli eremi sui monti della valle erano innumerevoli, più di quanti noi ne conosciamo tuttora, forse nascosti nei canali della valle della Cisternola oramai dimenticati dagli esseri umani.
Matteo Fraccacreta non fu l’unico a scrivere di questi eremi. Anche padre Serafino da Montorio, nell’ XVIII secolo scrisse:

“Da due falde del monte Gargano nasce una valle, non meno spaziosa che amena, detta comunemente di Stignano, nella quale fra molte altre chiesette, abitate da esemplari romiti, vedesi innalzato un vago e magnifico tempio dedicato alla madre di Dio e ivi annesso un ben capace convento di padri minori osservanti di San Francesco”.

Inoltre:

Mons. Caravita, vescovo di Vieste, volle incontrare i santi eremiti che sogliono vivere tra quelle balze per rinsaldarli nella fede e nella vita di penitenza. (G.Tardio)

Ad essere sinceri la zona interessata non è la valle di Stignano in senso stretto, ma bensì la vallata che si apre percorrendo la S.s. 272 per San Severo comprendente le seguenti località: valle di Stignano, roggia la Vacca, valle Lauria, Trinità, Sambuchello, valle della Cisternola, Jancugghja, Monte della Donna, volta Pianezza, la Foresta, monte Castello, valle Castello, valle di Sant’Anna e Ciufelli.

I romitaggi sul monte Gargano iniziarono senza alcuna ombra di dubbio quando vi fu la prima apparizione dell’Arcangelo Michele a Monte Sant’Angelo, infatti i primi locali romitori si trovano tra Monte Sant’Angelo e la stupenda valle di Manfredonia. Nella valle di Stignano è difficile dare una data precisa di quando questa tendenza si sviluppò.
Una ipotesi personale (e me ne assumo tutte le responsabilità) è che questo fenomeno nella valle si sviluppò solo dopo l’apparizione della Madonna. Anche se le tele conservate a Stignano fanno risalire il miracolo al 1350, un luogo (edicola, eremo o cenobio) fu consacrato al culto della Santa Vergine, come testimoniato in un documento del 1231. Si dice che questo luogo è l’attuale sagrestia del convento, perchè come ricordiamo Ettore Pappacoda in seguito fece edificare il Santuario sulla gia preesistente costruzione e il suo stemma si ritrova nella lapide celbrativa posta a Stignano.
Non credo che i romitaggi in questa zona avessero molto a che fare con il culto michelitico o mariano come per le altre zone del Gargano, ma piuttosto che ebbe un decorso indipendente dal resto degli altri fenomeni romitori delle nostre zone. Con questo non si vuole dire che non vi era il culto della Santa Vergine o dell’Arcangelo ma piuttosto che questi non furono la causa del fenomeno.
Inoltre da una superficiale analisi (il prossimo anno faremo delle perizie con degli archeologi) nessuna di queste strutture sembra precedente all’anno mille.

Si conosce anche il modo in cui questi eremi erano organizzati e di come ci fosse una sorta di scala gerarchica e delle regole prescritte.
Come scrive Gabriele Tardio  in una delle sue ricerche sui romitaggi di Stignano:

“… questi eremi, in alcuni casi erano strutture murarie ma spesso erano solo grotte o pagliai costruiti interamente con paglia, pali e mattoni in terra non cotta, in questi casi non resta nessuna vestigia della loro vita di penitenza solo nel seno del Padre. Conosciamo molti nomi degli eremitaggi nella Val di Stignano: S. Agostino sotto il monte, Santa Maria Maddalena, Trinità, S. Giovanni, Nunziata, S. Giuseppe, S. Stefano, Pietà, S. Basilio, S. Antonio grande e S. Antonio piccolo, S. Onofrio, SS Salvatore, Sant’Andrea. Sicuramente nei secoli ci saranno stati anche altri eremi ed a qualcuno è stato anche cambiato il nome…. questi eremiti avevano una struttura ben organizzata, anche se in alcuni periodi c’è stato chi ha “traviato la retta via”. I frati francescani presso il Convento di Santa Maria di Stignano dopo il loro arrivo sono riusciti a mettere ordine tra gli eremiti e ha dirigerli spiritualmente per diversi secoli.
Questi eremiti avevano una struttura ben organizzata con il periodo della prova, il rilascio della “patente”, la sorveglianza sullo stile di vita, il vestiario il ritmo di preghiera e alcune norme di vita che regolava la loro presenza presso gli eremi. I francescani avevano anche organizzati per gli eremiti l’assetto giuridico facendoli diventare terziari francescano e quindi non soggetti all’autorità vescovile e civile ma solo al Padre Guardiano di Stignano.
Si è riusciti a ritrovare un incartamento sugli eremiti e quindi poter ricostruire molto parzialmente la loro vita e la loro organizzazione. Per evitare il culto della persona fu inserita una disposizione specifica in modo che “Nessuno ardisca far ardere lampada dinanzi alla tomba di alcun eremita e all’oratorio o cella dove sono stati a fare penitenza amperocchè il santo eremita che ha fatto tutte queste cose è nel seno del Padre e solo in lui deve essere ricordato.” Per fortuna sono state tramandate in forma scritta alcune “vite” e disposizioni sugli eremiti in modo che ora possiamo molto lontanamente avere un certa quadro sulla loro vita e sul loro sentirsi Chiesa.”

Sempre nel manoscritto trovato dal Tardio, in alcune pagine narranti la vita di un certo eremita Simone si trovano gli obblighi da rispettare, si legge:

“Prima del suo impegno a servire la Santa Madre Chiesa sotto le gloriose milizie di San Francesco, della benedizione, della consegna delle chiavi e delle poche masserizie gli vengono letti i capitoli da osservare.
-1 Che debba osservare esattamente la regola prescrittagli dal Rev.do Padre Guardiano osservante di Stignano con tutte le orazioni, digiuni e precetti;
-2 Che deva accettare l’inventario delle robbe dell’eremo, e mantenerle nette e ben regolate, e deva di quelle averne cura con invigilar per il suo possibile all’utile e onore della Sacrat.ma Chiesa.
-3 Che debba la medesima Chiesa spazzare e procurare come sopra.
-4 Che la mattina e sera di ciaschedun giorno e anco il mezzogiorno suonar l’Ave Maria e con ogni dilligenza sonar anco per li cattivi tempi giorno e notte.
-5 Che mai si possa partire dalla Cella avanti mezzogiorno se non per venir alle messe e soddisfare al Precetto.
-6 Che debba servir alle messe li sacerdoti che anderanno a celebrar alla Chiesa della Maddalena.
-7 Che mai possa andar alla cerca per il suo viver necessario, se prima non viene a riceverne la licenza dal Rev.do p. Guardiano.
-8 Che non deva andar nelle case, ma aspettar alla porta la carità eccetto che nel tempo del visitar l’infermi, in qual tempo anzi procuri con ogni diligenza andar alla visita di quelli.
-9 Che a nessuna donna sotto qualsisia pretesto sia permesso l’ingresso nell’eremo.
-10 Che deva nel tempo che s’insegna la dottrina Christiana andare ad insegnarla.
-11 Che per niuna ragione non usi l’abito e la corda.
-12 Che li pellegrini nel tempo di passaggio vengano accolti eccetto donne.
-13 Che non possa accumulare più di quello che serva per mezzo mese.
-14 Che curi l’orto e li fruttiferi e il pozzacchio sia netto.
L’eremita dopo aver vestito l’abito, la pazienza e il cordiglio deve ricordarsi di essere solo nel silenzio nel seno del Padre. Deve recitare l’Ufficio e se non sa di leggere deve recitare le preghiere imposte dal padre guardiano. Tutte le feste deve andare a Messa e accostarsi al Santissimo Sacramento dell’Altare e si deve confessare ogni mese. Sia sempre umile e pacifico, deve guardarsi dalla superbia, dall’ira e dall’accidia. Deve fuggire le lodi degli uomini e reputarsi indegno peccatore. Deve avere la carità che perdona a chi offende. Perocché coloro che si credono avere servito a Dio nel silenzio, con penitenza e non hanno carità, invano s’affaticano e uguagliano coloro che vanno alla battaglia disarmati e credono vincere i nemici – ed essi invece restan morti – così gli eremiti che si credono aver paradiso senza carità Deve fuggire ogni questione di parole; usare silenzio; dormire poco, vegliare nelle opere di Dio. Non deve credere ad ogni spirito, ma abbisogna di provare gli spiriti se son veri amperocchè il maligno è sempre in agguato. Deve ricordarsi sempre della Passione di Cristo piangendo i peccati e ricordarsi sempre dell’ora della morte. Nessuno ardisca far ardere lampada dinanzi alla tomba di alcun eremita e all’oratorio o cella dove sono stati a fare penitenza amperocchè il santo eremita che ha fatto tutte queste cose è nel seno del Padre e solo in lui deve essere ricordato. Il digiuno e le penitenze senza la carità sono nulla. Deve prima lavorare e poi andare a questua perché solo i cani vivono senza lavorare. Deve rifuggire tutte le occasioni di discorsi vani e mondani. Le letture devono essere sorvegliate dal Padre Guardiano che è loro signore e protettore. Se farà tutto questo, come diceva il Serafico Padre Francesco, gli si aprirà la Porta del Cielo.”

Una forte testimonianza di come erano organizzati si evince da queste righe:

“Il Rev. Padre Guardiano del Convento degli Osservanti di San Francesco di Santa Maria di Stignano deve esercitare la sua autorità ecclesiastica sopra la chiesa di S. Agostino e eremi annessi, e Eremiti ivi dimoranti ne possono pretendere li SS.ri Caconici in contrario per quello che segue:
Primo: perché la chiesa di S.Agostino è filiale del Convento di Stignano con le sue cappelle e eremi come consta dalle antiche costumanze.
2. Perché comun filiale del Convento di Santa Maria di Stignano vengon dalla medesima mantenute di tutto il bisogno, e riconosciuta dal Fiscale che le dichiara ecclesiastiche fratesche non altrimenti laicale.
3. Perché sono state riconosciute e visitate per secoli intieri dalli Rev. Padri Guardiani del Convento di Santa Maria di Stignano con autorità assoluta comandando e facendo eseguire per il riparamento e restaurazione e decoro di quelle dalli eremiti terziari.
4. Perché appar sopra le muraglie delle stesse il titolo della consacrazione onde non può soggiacere al laico.
5. Perché S E il Sig. Vescovo nelli bisogni di essi eremi ha sempre ricorso al Rev. P. Guardiano e ha riconosciuto il medesimo per solo superiore nella spiritualità, come risulta dalle carte.
6. Le patenti alli eremiti vengano consegnate dal Rev.do P. Guardiano che impone la penitenza, il cordiglio e la pazienza”

Sempre per gentile concessione di G. Tardio che mi ha fatto leggere l’incartamento ritrovato a Stignano posso riportarvi qualche breve riga in più su degli eremi di cui si sono perse completamente le tracce. Le vecchie cartografie sono molto poco precise come anche le scarne descrizioni che a noi sono pervenute, quindi molti eremi non sono più localizzabili ed anche avanzando delle ipotesi, queste sarebbero fuorvianti dato che le costruzioni nel corso dei secoli cambiarono nome o furono riadattate dagli uomini per altri usi. Molto spesso per dare un nome ad un eremo o cenobio dobbiamo affidarci alle testimonianze di alcuni pastori autoctoni a cui sono questi nomi sono stati tramandati in forma orale di generazione in generazione, molte volte non sapendo cosa fosse un eremo, ma solo indicando il nome di una zona, canale o costruzione. Alcune curiose righe su queste vicende sono le seguenti:

“Si racconta che a San Giovanni della Foresta vi dimorava si un perfetto eremita greco stando a oratione, quale per sua stanza abitava dentro un piede e tronco di castagna, che di fuori circuisce quanto una cella grande delle nostre, e di dentro aveva di vacuo quasi mezza cella. Si vede sino à tempi del nostro secolo, qual tronco era tenuto in gran venerazione, e poi circa l’anno 1679 non conosciuta questa Castagna, fu tagliata da un pastore delli Abruzzi. Alcuni altri romiti seguendo le di lui orme vivevano in grotte e capanne poi furon fabbricati divoti romitori à solaro.” (da un manoscritto)

Anche in un documento dell’archivio di stato si legge:

Archivio di Stato di Foggia
atti di polizia serie I,
fascio 116 fascicolo 1329
,
Tenimento di Apricena eremita a Sant’Onofrio
detto all’Annunziata
detto alla Trinità
detto a Santa Maria
Tenimento di Rignano eremita a Madonna di Cristo
Tenimento di San Marco in Lamis
eremita nella valle detta
eremita a Formicoso
Tenimento di Monte Sant’Angelo eremita a Pulsano
detto a S. Raffaele
Tenimento di Vieste eremita a Merino
detto a S. Tecla
Tenimento di S. Nicandro eremita a S. Maria
detto a S. Giuseppe
Tenimento di Cagnano eremita a S. Michele
Tenimento di Manfredonia eremita a S. Andrea
detto a Madonna di Cristo
detto a S. Giuseppe”

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