Santa Maria di Selva della Rocca, Apricena - 2012. foto di Antonio Francavilla

Santa Maria di Selva della Rocca, Apricena – 2012, foto di Antonio Francavilla

(Tratto da “Raccomandata n.12291/V del 22/07/1988 Soprintendenza per i Beni Ambientali Architettonici Artistici 
e Storici della Puglia, Oggetto: APRICENA (FG) – Loc.tà Selva La Rocca – RUDERI dell’eremo di Santa Maria la Rocca. 
Riconoscimento interesse storico-artistico. Vincolo Legge 01.06.39 n.1089, art.4”)

“…Si rende noto che il complesso in oggetto, sito in Apricena in località Selva la Rocca, riportato in catasto al Fg. 2 p.lla A, confinante a Nord, sud; Est ed Ovest con la p.lla 1, di proprietà di codesto Comune, riveste notevole interesse storico-artistico in quanto importante esempio di architettura monastica nel territorio di Apricena. Il complesso, ormai a stato di rudere, sorge alla sommità della Selva la Rocca, collina dello spalto garganico dominante il Lago di Lesina.
Pur nell’assenza di fonti storiche e documentarie, si può tipo logicamente datare la Chiesa, nel suo primo impianto al XII secolo. In questa fase la Chiesa doveva presentarsi a nave unica con altezza ridotta rispetto all’attuale, come dimostra la diversa tessitura muraria ed il doppio ordina di mensole di imposta delle capriate lignee.

Forse nel XIII secolo la Chiesa venne allungata, modificando la facciata, in origine con tetto a spiovente, e innalzata. Fu inoltre aggiunto il transetto ed ampliata l’abside. La testata del transetto di destra era conclusa da un’absidiola non visibile, all’esterno.
Da un disegno del Pitto, la Chiesa, almeno fino agli inizi di questo secolo doveva presentarsi pressocchè integra, caratterizzata da una facciata “a torre” con portale centinato a finestrone rettangolare in asse, decentrato sulla destra un campani letto a vela.
Internamente, oltre l’areedo andato distrutto, era una balaustrina, in forme gotiche, che separava il presbiterio dalla navata.
Tracce di affreschi sono visibili sotto spessi strati di scialbo. Sommersi dalla vegetazione sono i resti del monastero, con i locali di
servizio, fra questi discretamente conservato è il forno con alta coppa e fumaiolo a torri cella. Per quanto sopra, il complesso, come descritto, riveste importante interesse storico-artistico, e pertanto, ai sensi dell’art. 4 della menzionata Legge n.1089/39 deve essere incluso negli elenchi descrittivi di codesto Comune.”

Altre info reperibili sul portale Stupor Mundi

 


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