Convento di San Giovanni in Piano, Apricena (FG) - foto di Domenico S. Antonacci

Convento di San Giovanni in Piano, Apricena (FG) – foto di Domenico S. Antonacci

scheda tratta dalla relazione storico artistica del PUG del comune di Apricena

Oggetto: Apricena (FG) – Resti del Monastero di S. Giovanni in Piano (secc. XI-XVIII)
Il complesso indicato in oggetto riveste un notevole interesse storico ed artistico come esempio di architettura monastica nel territorio di Apricena. Il monastero sorse verso la metà dell’XI secolo nel territorio della contea di Lesina, presso un eremitaggio dislocato lungo un itinerario percorso dai pellegrini diretti alla grotta di S. Michele sul Gargano. (M.A. FIORE, Il monastero di S. Giovanni in Piano e della SS. Trinità di S. Severo, in: Benedictina, I-II (1973), p. 193).

Il primo documento che ricorda il monastero è del 1055 (T. LECCISOTTI, Documenti di Capitanata fra le carte di S. Spirito del Morrone a Montecassino, in : Japigia, XI (1940) p.30). questo era stato fondato pochi anni prima del normanno Petrone conte di Lesina, che l’aveva dotato di vasti possedimenti. La dedicazione di San Giovanni in Piano avvenne nel 1077, alla presenza del conte Petronio, della sua corte e dell’abate Armando. Nel 1294 l’arcivescovo di Benevento, il benedettino Giovanni di Castrocielo, rinunciò alla giurisdizione che la chiesa beneventana esercitava da oltre un secolo su S. Giovanni e il monastero passò alla
Congragazione dei Celestini.

Nel ‘300 sono documentate usurpazioni e azioni di forza, anche cruente, da parte di feudatari dei centri vicini, tali da costringere i monaci ad abbandonare S. Giovanni in Piano e trasferirsi agli inizi del XV secolo a San Severo (V. RUSSI, S. Giovanni in Piano. Apricena, in Insediamenti Bnedettini in Puglia, a cura di M.S. Calò Mariani, v.II, I t., Galatina 1982 pp. 109-112, p.110).
Il monastero si presenta attualmente molto rimaneggiato e parzialmente diruto nel piano superiore.
Il complesso è racchiuso da una vasta muraglia con ingresso originale sul lato meridionale.
L’edificio originario, orientato sull’asse Est-Ovest, è costruito in conci di pietre irregolari. L’ingresso principale era probabilmente situato sul lato orientale, ora nascosto da un rifacimento settecentesco.

Al piano superiore si notano sei monofore, delimitate da conci di pietra calcarea grigia, tompagnate, disposte simmetricamente su ambedue i lati lunghi, ed una grande finestra, anch’essa murata, sul lato occidentale. Nel ‘700 la costruzione subì radicali trasformazioni. Le monofore vennero sosituite da finestre rettangolari sormontate da occhi in laterizio, mentre l’edificio venne prolungato verso Est di circa nove metri, con una scalinata esterna che dà accesso al piano superiore, al quale si può giungere anche dalla parte opposta, tramite una scala interna a due rampe. A pianterreno tre vani, che corrispondono alla parte più antica, hanno volte a botte, mentre altri due ambienti, sottoposti all’ala settecentesca presentano volte a vela.
Il piano superiore è diviso in quattro stanze comunicanti più una quinta, all’estremità Ovest, situata ad un livello più alto.
Nella stanza centrale sono due piccoli vani contigui identificabili con i resti di una cappella settecentesca, nella quale sono ancora visibili i segni della decorazione a stucco. Sul lato Nord dell’edificio vi è uno spiazzo lastricato con cisterna al centro, presso la quale vi sono resti di muratura riferibili alla fase più antica della chiesa. L’immobile riveste, quindi, notevole valore storico-artistico in quanto esempio pregevole di architettura monastica nel territorio di Apricena.”
(Tratto da “Decreto del Ministro per i Beni Culturali e Ambientali, Roma 4 luglio 1985”)

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